Quando i fiumi smettono di scorrere
I fiumi non sono semplici linee blu disegnate su una mappa, ma sistemi vivi che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta alla forzante climatica. Questa dinamica naturale produce un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici. In altre parole, molto spesso i fiumi smettono di scorrere, anche solo per brevi periodi.
Un nuovo studio pubblicato su Nature Water mostra che questi corsi d’acqua non-perenni non rappresentano un’eccezione, ma costituiscono la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta Terra. Analizzando dati globali e osservazioni di campo, la ricerca sviluppata dall’Università di Padova stima che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smetta di fluire almeno un giorno all’anno. Anche in regioni considerate climaticamente umide, come l’Italia o il Veneto, oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni.
Dalle analisi emerge inoltre che le reti fluviali del pianeta sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato: considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva raggiunge valori compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti — ovvero oltre un miliardo di chilometri — è costituita da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.
Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali. Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando una traccia evidente anche nei bacini idrografici di grandi dimensioni.
I risultati mettono in discussione l’idea, ancora molto diffusa, che il dominio fluviale resti sempre uguale a se stesso dalle sorgenti alla foce. Al contrario, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali. Questa dinamica ha implicazioni dirette per la qualità dell’acqua, i cicli biogeochimici, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti sia dai grandi fiumi sia dai piccoli torrenti. Riconoscerla e integrarla nelle politiche di protezione dei corsi d’acqua è un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e dall’uso sostenibile delle risorse idriche.

